América del Norte
2019, January 21

Onorate la sua vita, non solo la sua morte

22 Noviembre, 2013

Il Presidente John Fitzgerald Kennedy durante una visita a Cape Canaveral (11 settembre 1962).

Dallas, USA | 22.11.2013
Onorate la sua vita, non solo la sua morte
da Kerry Kennedy, Presidente RFK Center
18 Novembre 2013

Nei mesi successivi al 22 Novembre 1963, gente di ogni parte del mondo diceva a mio padre, Bobby Kennedy, che con la morte del presidente Kennedy era morta anche la loro speranza.

È stato toccato dalle loro parole e dalla loro continua venerazione per suo fratello, ma non condivideva il loro sentimento. A me, ai miei fratelli e cugini ha insegnato che il modo per onorare la morte di Jack era quello di imparare le lezioni che lui aveva cercato di insegnarci nella vita, e di applicare tali valori alle sfide che affrontiamo come nazione e come popolo.

Nella sua breve presidenza, aveva governato secondo la sfida che aveva lanciato nel suo discorso inaugurale: “Lasciate che la parola vada avanti da questo tempo e luogo in cui la torcia è stata passata a una nuova generazione di americani… non disposta a restare a guardare o a permettere la negazione di quei diritti umani alla cui difesa questa nazione si è sempre dedicata, ed a cui si dedica oggi in patria e in tutto il mondo . ”

Nei suoi mille giorni in carica, il presidente Kennedy stabilì il percorso per il passaggio dei valori più preziosi del movimento per i diritti civili: il Civil Rights Act del 1964 ed il Voting Rights Act del 1965. Aveva creato i Corpi di Pace, che hanno inviato 210.000 Americani a servire i bisognosi in 139 nazioni di tutto il mondo. Aveva firmato il Trattato di messa al bando dei Test Nucleari.
Aveva fatto uscire il mondo dal baratro della distruzione risolvendo la Crisi dei Missili di Cuba. Aveva preteso che mettessimo un uomo sulla luna. E aveva fatto credere che avremmo potuto fare tutto questo ed altro ancora.

Ma il Presidente Kennedy, come Robert Kennedy, è stato amato in tutto il mondo, non perché le sue politiche fossero radicalmente diverse (sebbene lo fossero), non perché avesse un nuovo modo di affrontare i problemi del mondo (anche se lo aveva fatto). Aveva catturato l’immaginazione del mondo, perché aveva fatto appello ai nostri angeli migliori: la nostra fede nella speranza, nella possibilità, nella capacità dell’individuo nel fare la differenza e superare anche i problemi più prolungati e difficili che abbiamo di fronte come umanità.

Aveva fatto in modo che la nostra politica interna ed estera riflettesse i nostri più grandi valori come paese. Lui non aveva fatto appello ai nostri lati oscuri, ai nostri lati razzisti, al nostro lato impaurito o arrabbiato, aveva fatto appello al nostro lato migliore, e ci aveva fatto credere che potessimo essere quella versione di noi stessi.

Mi è stato chiesto più e più volte come ricorderò questo anniversario. Quando si tratta di mio zio Jack, di mio padre o di qualsiasi altra persona cara che abbiamo perso, io credo nell’onorare le loro vite, non le loro morti.
Quindi celebro ugualmente il loro compleanno ogni anno, ed in tutti i restanti giorni cerco di vivere la mia vita in un modo che onora quella parte migliore di noi che ci hanno chiesto di abbracciare. Per me, onorare Jack nel modo più semplice significa non chiedere ciò che il nostro paese può fare per noi, ma cosa noi possiamo fare per il nostro paese, per le famiglie, per le scuole, per i colleghi, per le comunità e per il nostro mondo condiviso.
C’è saggezza in questa domanda, e c’è gioia nel mettersi al servizio.

E per coloro che ricorderanno il 50° anniversario questo 22 novembre, offrirò questa citazione sul dolore di Eschilo, uno degli autori in cui mio padre aveva trovato conforto durante i mesi trascorsi nel lutto dopo che lo zio Jack morì: “Anche nel nostro sonno, il dolore che non si può dimenticare cade goccia a goccia sul cuore, fino a quando, nella nostra disperazione, contro la nostra volontà, arriva la saggezza attraverso l’immensa grazia di Dio”.

Ma voglio anche fare una proposta a tutti coloro che hanno amato e rimpianto il Presidente Kennedy, vorrei chiedervi di segnare un altro giorno sul calendario: il 29 maggio, giorno del suo compleanno.

Fonte: RFK Center – SalaStampa.Eu
Credito foto: NASA – Traduzione: Berenice Guzzo. Tutti i diritti riservati.
Informazione di dominio pubblico

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